Il Ritratto Pittorico Impressivo (indoor) made MC
Il ritratto pittorico lo ritengo il mio terzo step ed è davvero molto recente (dicembre 2022).
Il “Pittorico” è la mia terza evoluzione, l’ultima e in fase di ricerca artistica e completamento.
Con completamento intendo che ciò che realizzo ora, a mio gusto personale, mi coinvolge e mi esprime, sì di certo, ma non sono ancora arrivata a realizzare il risultato che ho dentro: quel risultato che anelo alloggia al momento "soltanto“ nella fase immaginativa della creazione. Sto sperimentando e studiando il come.
Ho sempre scelto, prediletto, la luce naturale. Prima con la fotografia naturalistica in chiave macrofotografica e dopo con il Ritratto ambientato outdoor. Qui, nella fotografia pittorica, l’universo è parallelo e i paradigmi cambiano, soprattutto due pilastri portanti per il mio stile fino ad ora:
La luce, che non è più naturale
La ricerca dedicata allo sfondo che non è più così essenziale.
La luce
Per il “Pittorico” la sessione fotografica si stacca dall’ambiente naturale e si colloca in un ambiente chiuso e delimitato.
Le fonti di luce, di conseguenza, diventano artificiali.
E’ un mondo (per me ancora inesplorato, sono sulla porta d’ingresso) quello della fotografia indoor mentre è un universo quello dell’analisi della luce e, in aggiunta, la sua gestione per ottenere l’effetto pittorico è una sfida molto accattivante per me.
Sicuramente, agevolata nel non dipendere dalla luce, la sua intensità e la sua direzione, come capita invece con quella naturale all’esterno, all’interno si incontrano dei limiti che potrei azzardare a dire opposti a quelli che si incontrano con la luce naturale.
Il più grande limite, indoor, verte sulla quantità/intensità di luce e quindi, molto dipende dalla padronanza dell’attrezzatura per sostenere le condizioni.
Mi sto riferendo al fatto che la luce naturale non la dirigi, almeno non la fonte principale, non ne decidi l’intensità ne la direzione; d’altro canto, la stessa sarà quasi sempre abbondante se il fotografo sa scegliere i giusti lassi temporali e spaziali; per la luce artificiale le sfide sono quasi opposte, quindi anche le capacità da costruire ed entrare in confidenza.
Metto sempre prima le capacità davanti alle performance dello strumento e azzardo ancora una volta a dire che i limiti dell’attrezzatura si trovano prima con la fotografia indoor e l’epilogo non può che essere l’aquisto di strumenti di un range di performance maggiore (ci scriverò un articolo su questo: l’attrezzatura va cambiata quando hai trovato il suo limite date le tue esigenze, non prima. Conosco molti appassionati con attrezzature da astronauti ma senza fotografia, come il contrario).
Lo sfondo
Venendo dalla Macrofotografia close up e il Ritratto Ambientato outdoor, nei quali la firma forte della mia poetica è lo sfondo (macchiavellicamente), indoor mi sono ritrovata una grossa matassa da sbrogliare in meno. Indoor, e nello specifico, nel ritratto fotografico pittorico, in primo luogo capita più di rado che l’angolo di campo venga allargato. Sto a dire che più spesso il soggetto è ripreso da più vicino quindi lo spazio del frame dedicato allo sfondo si retringe facendo perdere la necessità di riempire a tutti i costi con una scena ambientale di contorno che parli quanto il soggetto principale (l’ho detto macchiavellicamente fissata con lo sfondo?). Ovviamente sto generalizzando e parlando della condizione media: anche nel ritratto indoor le figure vengono riprese intere o addirittura estendendo la scena alla stanza, ma più raramente. In secondo luogo, trattandosi di fotografia in interno, fosse anche cercato dalla propria richiesta artistica uno sfondo ambientato, è sicuramente molto più facile da comporre e gestire rispetto a un ambiente naturale dove non puoi spostare di 3 centimetri una cascata alle spalle del soggetto per fare in modo che ricada sul secondo terzo di destra e se, per farlo, sposti il soggetto o prospettiva cambia l’ordine generale della scena e cambia, sopratutto, l’angolo della luce che hai scelto, per fare un esempio.
Lavori personali e l’Autoritratto
Il ritratto fotografico pittorico credo che mi abbia dato una chiave di volta, un grande regalo : non avevo ancora sperimentato l’artista stesso, me medesima, come soggetto.
Credetemi se dico che è davvero un viaggio molto introspettivo e di conoscenza ulteriore del sé, sotto parecchi aspetti se uno è già avvezzo nell’auto-osservarsi, e per un “temperamento a tendenza artistica” un percorso assolutamente da compiere. E’ la massima incarnazione della propria arte, che fatta su di sé, genera un’incontro così intimo tra “artista-sua arte/arte in lui” che non avrei immaginato non facendolo.
Bando agli accenni tecnici parliamo di sentimenti: il ritratto pittorico lo ritengo molto incisivo, un coadiuvante molto più forte del ritratto ambientato per far arrivare un’impressione all’altro da me su una tematica, un’idea, un sentimento.
Il ritratto pittorico è un recipiente più drammatico e imprime in sé ciò che versa l’artista come poi lo rilancia forte fuori. Come decrivere? Come lo vedo: Il ritratto pittorico ha un eco, io sento e vedo, che arriva più in profondità mentre lo creo e dopo, mentre lo si guarda, quell’eco riverbera e si autoricrea continuamente.
Probabilmente, la verità è semplicemente che il pittorico contiene, descrive bene la mia specifica e unica interiorità e la esprime bene per conseguenza diretta, almeno ai miei occhi.
“IL “PITTORICO” STA DIVENTANDO IL MIO LIBRO ATTRAVERSO CUI SPERIMENTO UNA COSA NUOVA,
UNA PREROGATIVA DEL TUTTO FEMMINILE:
- I S P I R A N D O ESPRIMERE - ESPRIMERE I S P I R A N D O -”