Il Ritratto Onirico Ambientato (outdoor) made MC

Dall’Onirico Macro all’Onirico Umano, come ci sono arrivata

Il mio primo approccio alla fotografia è stata la macrofotografia, senza far mancare personali variazioni, come mio solito.

Essendo l’angolo di campo più ampio e la riproduzione in rapporto 1:1 del tutto stravolta, per rispetto ai microfotografi puri e al loro impegno nel rispetto delle regole del genere, non posso appunto chiamarla macrofotografia.

Ho coniato io stessa un nome che più si addicesse allo stile onirico che mi piace ricreare attorno ai viventi del micromondo, così è stata la “Macrofotografia Artistica Close Up”.

Da lì a qualche tempo, mentre sperimentavo nuove tecniche per raggiungere lo sfondo “impastato” e “parlante” dei miei sogni, ho cominciato a desiderare che al posto delle mie piccole muse quali le mantidi, farfalle e chiocciole, facesse il suo debutto una musa di un altro tipo di bellezza: la musa umana.

Chi la vela? Quale il timone? Perché quell’albero maestro?

  • Luce naturale

  • Angolo di Campo o tagli del ritratto allargati

    (il soggetto vive una storia, coesiste con e in una scena).

  • Sfondo importante quanto il soggetto

La Luce Naturale

Questo stile è strettamente legato alla natura, alla terra, alla profonda connessione che sento con questa grande entità che ci ospita.

Non per altro, come ho avuto modo di accennare poc’anzi e in altri articoli, Il Ritratto Onirico Ambientato è figlio della mia Macrofotografia Artistica Close up. Non potrebbe essere che “En plein air”.

“En plein air”! E’ esattamente questo! Molti degli aspetti artistici che mi ispirano e tengo da conto mentre creo rientrano nella corrente artistica dell’Impressionismo. Come un impressionista fotografa, all’aperto, dipingo con la luce cogliendo tutte le sfumature che genera.

Dovrei fare un compendio soltanto sul come si gestisce la Luce Naturale, ma non è questo il luogo. Ha sicuramente i suoi lati benevolenti: intendo che se il fotografo sceglie il giusto lasso temporale e spaziale, in fatto di quantità di luce generale per una buona esposizione, il lavoro riceve sostegno dalla Luce Naturale.

Di contro, la stessa Luce Naturale ha degli aspetti sfidanti quali ad esempio quelli di non poter decidere da dove provenga la fonte principale, quindi né l’angolo di caduta, né l’intensità. Per cambiare i parametri appena nominati bisogna cambiare prospettiva, ma probabilmente cambierà la conformazione spaziale dello sfondo e questo per il mio personale approccio artistico è limitante, come anche la  caratteristica che mi fà crescere di capacità e ammaestrare le condizioni.

-del resto ci si espande là dove c’è la limitazione, non dove non c’è -

Insomma, con la Luce Naturale prima ne sei servo, poi, conoscendovi, ne diventi amico, ma mai padrone e questo mi ricorda sempre dove stiamo scattando: con le vaste entità naturali si balla una volta maturi per riconoscerne e accettarne la superiorità e il canto, ma sempre con riverenza. Loro è lo scettro, nostro può essere l’onore di esserne umili e poderosi ancelle e servitori, niente di più. Al contrario sarà la pena del più completo distacco e la perdita dell’esperienza inestimabile di contatto.

Angolo di campo e tagli del ritratto

Angolo di campo o taglio del ritratto? Le due cose si compenetrano.

Se l’angolo di campo è una variabile che dipende dalla costruzione ottica dell’obiettivo che abbiamo in mano è anche vero che possiamo variarlo anche con la nostra distanza dal soggetto, avendo in base alla focale, degli effetti diversi.

Io uso sia ottiche quasi grandangolari che nel range dei teleobiettivi, ma i miei angoli di campo rimangono sempre gli stessi, sono io che mi sposto. Bando ad entrare troppo in quello che è il tecnicismo fotografico stretto (contattami se hai curiosità di approfondimento o dubbi) io semplificherei il discorso parlando dei tagli del ritratto.

Con il taglio del ritratto ci riferiamo all’inquadratura che sta scegliendo chi genera l’opera visiva. Nel mio specifico caso non vado mai più ravvicinata del taglio americano, anche se questo è comunque raro.

I tagli più ravvicinati li utilizzo più sovente nel ritratto pittorico,

hai letto l’articolo sul - Ritratto Pittorico Impressiovo made MC - ?

Di seguito lascio il link diretto:

ARTICOLO: RITRATTO PITTORICO IMPRESSIVO MADE MC

Nell’Onirico Ambientato prediligo il taglio a “figura intera” ma amo anche di più il taglio più estremo che è il “Campo Medio”.

Il “”Campo medio” è il taglio di ritratto che permette al mio Ritratto Onirico Ambientato di vivere più forte: il rapporto tra ambiente e soggetto è molto vivo e necessariamente il soggetto è chiamato ad interpretare il luogo in cui è.

Veniamo infatti al  mio unico amore insano e possessivo che in queste vesti potrà esistere nella mia vita (le sentite le trombe di annunciazione?):

Lo sfondo

Quante volte ho nominato lo sfondo? Sono particolarmente legata allo sfondo. Sia nella macrofotografia artistica che nel ritratto onirico ambientato attribuisco la stessa importanza allo sfondo di quella che dò al soggetto stesso. Lo shooting parte molto prima della fase di scatto e in quel preludio non solo vengono scelti per il soggetto la storia, l’equilibrio cromatico, la grandezza degli accessori in base alla sua fisionomia e al contesto che avrà attorno.

Lo sfondo diventa  anch’esso soggetto e riceve la stessa cura: dalla scelta della location in base alla storia da raccontare, ai vari appostamenti in lassi temporali diversi per lo studio della caduta della luce in vari angoli interessanti che si sono scoperti.

LA SCOPERTA DELL’ANGOLO MAGICO, CHE è UN MIX DI:

LUCE, ORDINE SPAZIALE, COMPOSIZIONE DI COLORE

NON E’ QUALCOSA CHE SI PUO’ SPIEGARE. L’ANGOLO MAGICO DIPENDE DAL CUORE DI CHI SCATTA E NON DA MENO, DA QUANTO CUORE SI E’ ALLENATO A METTERE NEI SUOI OCCHI. DA QUANTO GLI OCCHI SIANO SERVITORI DEL CUORE.

- MICHELA CHIARIZIO

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Il Ritratto Pittorico Impressivo (indoor) made MC