PERCHE’ L’ARTISTA SI AUTORITRAE
Autoritratto 13, 2023
Tecnica: Fotografia pittorica Fine Art
Soggetto e Fotografa: Michela Chiarizio
Sono sempre stata molto creativa, solo che non avevo ancora scoperto l’arte e utilizzavo tutto questo flusso di intuizioni che si accendevano continuamente…per altri scopi, non peggiori o migliori, solo altri scopi.
Non ho una formazione artistica e neanche fotografica, se non grazie a investimenti mirati e personali in corsi di formazione che faccio per espandermi. Credo però che il culto del bello, ma soprattutto del riuscire a restituirlo con impatto, non possa purtroppo dipendere dagli studi. La partenza dell’occhio artistico è un forte collegamento a una mentalità “creatrice” e creare non ha limiti.
Creare non è solo arte. Ma creare è artistico, sempre secondo la mia visione.
Quando ho preso la macchina fotografica in mano, dunque, il risultato è stato quasi immediato anche se il mio talento ha trovato forti alleate come la costanza, l’auto-disciplina e l’esperienza che hanno portato i risultati che al momento io reputo “i migliori”.
Dimenticavo! La Maturità! Sperimento sempre più chiaramente che la maturazione del mio essere è uno degli ingredienti imprescindibili per risultati qualitativi sia nel loro senso pratico che estetico.
Con l’autoritratto la mia espressione artistica penso che abbia preso il sopravvento e si è finalmente riconosciuta, definita e posizionata. Come spiego nella rubrica “Generi fotografici made MC”, dove percorro la mia evoluzione fotografica, mi sono avvicinata ai soggetti umani da poco tempo (trovi i link alla rubrica “Generi fotografici made MC“ nella sezione in fondo a quest’articolo).
Non subito, comunque, quando i miei soggetti si sono “umanizzati” ho pensato di fotografare me stessa. Questo lo faccio da meno tempo ancora: un anno circa.
DUNQUE PERCHE’ UN ARTISTA SI AUTORITRAE?
Ho sottovalutato questa pratica per molto tempo. Sì, perché di una pratica molto intima si tratta, alla quale artisti di ogni tempo e luogo hanno sempre ricorso. Ci sono vari modi di autoritrarsi nelle proprie opere e non si tratta di certo dell’attuale selfie, sia per difficoltà di realizzazione che per intento. Il metodo più scontato e classico, a mio avviso, è quello più realistico, dove l’artista replica l’immagine di sé stesso. Ma artisti di taglio più surreale ritraggono sé stessi all’interno delle loro opere attraverso forme più inconsuete.
Per quanto mi riguarda considero la fotografia come uno strumento artistico più che documentativo infatti mi ispiro ai pittori e alle loro tecniche, ricerche estetiche e scopi quando devo approfondire o studiare per un mio nuovo progetto. Considero il sensore della mia macchina fotografica una tela su cui imprimere “il sentimento” dove luci, colori e forme già esistono e quindi, più che disporre tutto questo a piacere come fa il pittore, - bisogna farlo entrare nella visione, ammaestrare la scena perchè si uniformi alla visione - . Intendo dire che un pittore immagina e crea liberamente infatti davanti a lui la tela è bianca. Un fotografo/pittore immagina come il pittore e poi arriva il bivio tra i due: esattamente a questo punto il fotografo/pittore deve far confluire soggetti, colori, geometrie già esistenti per congiungerli insieme in quello che ha immaginato.
Io fotografo sensazioni, idee, pensieri…essenza.
La sfera in cui agisco è quella psichica e astrale.
Da qui parte il processo creativo per “vestire” questa - cosa invisibile (1) - che voglio fotografare: nasce la scena.
La fotografia diventa interiore…d’animo.
E quale anima è più vicina e conoscibile se non la mia stessa?
Ecco perchè ci si autoritrae. Ogni Artista, attraverso la sua arte, annuncia quello che fa nascosto dal mondo esteriore o cosa si fa nel mondo interiore: il percorso in sé stesso verso sé stesso.
Con l’augurio di ispirarci reciprocamente, invito a seguirmi su instagram per aggiornamenti reali sulle novità @mickeyartphoto.
A presto, Sognatore.
Una sognatrice, Michela.
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Note:
(1) cosa invisibile: di per sé ciò che l’artista crea non esiste materialmente, nasce nell’immaginazione e come una gestazione si compone fino ad essere pronta ad essere partorita all’esterno. Volendo essere ancora più specifici, la “cosa invisibile“ sta ancora a monte delle scena immaginata. La “cosa invisibile” è ciò che c’è prima delle forme e i colori, il sentimento che emerge e decide di volersi incarnare in una scena.